Odio Pollyanna. Deve essere stata lei – sta stronza – a diffondere questa malattia. Lei e le sue amichette. E tutti giù ad ammalarci come dei poveri deficenti.
E allora giù, con i nostri vestiti da crocerossini, convinti di trarre del bene facendo del bene agli altri, a dedicarci ai più disparati casi umani, anima e corpo, sbattendo la testa e le corna in continuazione. Per poi cosa? Niente, ma neanche un grazie. Oddio, un grazie forse si, ma proprio nel più assurdo dei casi..
La cosa più buffa della sindrome di Pollyanna (tra l’altro, che nome del cazzo – e chiamati o Polly – che sarebbe comunque un nome del cazzo – oppure Anna, che dici almeno è tradizionale italiano, non dà fastidio a nessuno) sono le ricadute. Ma è umanamente possibile che al primo nuovo caso umano che ci passa davanti si possa finire dentro di nuovo così, immediatamente? E di nuovo a buttarsi anima e corpo e di nuovo rimanerci così male, alla fine.
Che poi il senso di vuoto che si prova alla fine è una delle cose più fastidiose che possa capitare in una giornata.
E fortuna che mi avevi detto che non sarebbe stato tempo sprecato, che sei uno che dà tanto, più di quello che riceve.
Ma è la sindrome di Pollyanna, domani sarai un altro.